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SUMMARY:Laghetto e cima Pietra Quadra (quota 2356m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nDal parcheggio delle Baite di Mezzeno si prende il sentiero Cai 217 fino ad incrociare il sentiero 215 che va ai laghi gemelli\, noi proseguiamo sul 217. Si incontra uno dei numerosi roccoli presenti in zona fino ad incrociare il sentiero 272 che lasciamo alla nostra sinistra e proseguiamo sul 217 alla nostra destra. Si continua in salita\, si presentano davanti i Tre Pizzi e continuando sul sentiero 217 si arriva alla baita Tre Pizzi\, successivamente si arriva al Laghetto di Pietra Quadra. Da qui lasciamo il sentiero 217 che riprenderemo nel ritorno\, ora il sentiero si fa più ripido e ci porta al Passo. Ora si risale l’ultima cresta che porta ad una Madonnina successivamente ci sarà un tratto EE che ci porta al monte Petra Quadra cima panoramica dove a Nord Monte Spondone e il Monte del Tonale a Sud spiccano la cima di Menna\, il monte Vetro\, e in lontananza monte Alben. A Sud Ovest si vedono il lago di Pietra Quadra\, iTre Pizzi e il loro Bivacco. Si prende la discesa fino al lago di Pietra Quadra poi il sentiero 217 che va al bivacco di Tre Pizzi. Da qui si prosegue sul sentiero fino ad incrociare il sentiero 272 dei Roccoli. Si va a destra tra pini Mughi fino ad incrociare il sentiero 217 di salita che ci porterà alle Baite di Mezzeno. \nProssime Escursioni: \n\nda 27 giugno ( venerdì) a 29 giugno (domenica):  Val Masino 2600m s.l.m. – EE\nda 09 luglio (mercoledì) a 10 luglio (giovedì): Rifugio Bignami 2401m s.l.m. (Laghetto del Fellaria\, Valmalenco) – E\n16 luglio (mercoledì): Val Canale\, Passo del Branchino 1821 m s.l.m. – E
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SUMMARY:Trekking 27-29 giugno 2025: Rifugio Gianetti 2534m e Rifugio Rasega 1151 m
DESCRIPTION:DOTAZIONE OBBLIGATORIA: equipaggiamento da alta montagna\, tessera CAI\, tessera sanitaria \nDOTAZIONE CONSIGLIATA: protezione solare\, sali minerali\, lampada frontale\, telo termico \nPERNOTTAMENTO: Hotel Rustichella => mezza pensione in camera doppia – 65€/g\, escluse bevande e servizio bar
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SUMMARY:Rifugio Bignami (quota 2401m) - 2 gg
DESCRIPTION:1° giorno : \nlasciate le autovetture al parcheggio di Campo Gera\, appena sotto l’omonima diga\, ci incamminiamo verso la cima di questa. Da qui a sinistra percorriamo i 530 metri del camminamento sopra la diga. Qui inizia un comodo sentiero che in circa un’ora e mezza ci porterà al rifugio Bignami (m 2401 slm)\, che già dopo qualche centinaio di metri in lontananza si intravede\, dove è previsto il pernottamento. \n2° giorno : \nusciti dal rifugio\, ci dirigiamo verso nord/ovest in direzione dell’Alpe Fellaria oltrepassando alcune costruzioni in pietra di un tipico alpeggio in quota. Proseguiamo lungo il segnavia 301/305\, superiamo il ponticello su un ruscello per giungere in corrispondenza di un grande prato fino a un bivio dove prenderemo a destra. Il sentiero si fa stretto e corre dapprima sul fianco leggermente esposto della montagna (senza comunque nessuna difficoltà). Si entra ora nel sistema di valli lasciate dalle lingue glaciali\, si superano notevoli rocce montonate salendo fino al punto panoramico a quota 2600 m circa. Dal lago di Fellaria il panorama toglie il fiato. La vista oltre il lago raggiunge la vera fronte glaciale della Vedretta di Fellaria Orientale\, di uno sfuggente colore tra l’azzurro e il bianco. Il ritorno al rifugio avviene per la stessa via della salita. Alle spalle del rifugio\, segnavia n 305\, si scende la testata del bacino idroelettrico\, ricca di torrenti che impetuosi scendono dalle cime\, e si risale verso la magica Alpe di Gembrè (2217 m slm)\, meraviglioso alpeggio in quota fermo nel tempo. Si continua verso sud sui sentieri 305/342 in direzione val Poschiavina\, che non si raggiunge ma percorrendo tutto il lato orientale del bacino artificiale di campo Moro fino alla diga. Da qui in breve al parcheggio autovetture \nDISLIVELLO\, SVILUPPO E TEMPI DEI PERCORSI: \n– 1° giorno: ↑ 400 m \, sviluppo 3\,7km – 3h circa; (i tempi descritti comprendono le soste)\n \n– 2° giorno: ↑ 430 m – ↓ 780 m\, sviluppo 11 km – 6½h circa; (i tempi descritti comprendono le soste) \nNOTE DI CARATTERE AMBIENTALE\, STORICO\, CULTURALE \nL’escursionista e i suoi rifiuti: erroneamente molti pensano che non sia un problema lasciare in giro le bucce della frutta o altri residui di cibo\, in quanto essendo sostanze organiche\, sono considerate non inquinanti perché biodegradabili. Nulla di più sbagliato. \nMEDITIAMO PRIMA SUI TEMPI DEL LORO DEGRADO: torsolo mela da 3 a 6 mesi; buccia di banana fino a 2 anni; buccia di arancia da 16 mesi a 4 anni; buccia di mela da 1 a 2 mesi. \nALTRI ESEMPI: tovagliolo di carta da 2 a 4 settimane; tappi metallici birra o altre bevande da 2 a 4 anni; fazzolettino di carta da 2 a 3 mesi; tetrapak succhi di frutta 3 mesi; lattina di birra o bevande in genere da 50 a 200 anni; carta plastificata d’involucri da 4 a 5 anni;; gomma da masticare 5 anni; bottiglia di plastica da 200 a 1000 anni; mozzicone di sigaretta con filtro da 1 a 5 anni; bottiglia di vetro per l’eternità. \nQUINDI Ė BUONA ABITUDINE PORTARE CON SĖ UN SACCHETTO PER LA RACCOLTA DEI PROPRI RIFIUTI E ANCHE QUELLI DEI NOSTRI COMPAGNI D’ESCURSIONE. \nPERNOTTARE IN RIFUGIO \nPer chi va in montagna\, il rifugio d’alta quota è come per il marinaio il faro che si staglia sulla costa. Ė un punto d’approdo e di ristoro\, una casa lontano da casa. Un rifugio non è un albergo\, ma un luogo dove poter vivere un’esperienza unica nel suo genere. Può essere spartano e a volte severo\, non è un luogo in cui cercare il lusso. Ogni rifugio è un grande centro wellness totalmente gratuito\, dove trovare l’aria pura per respirare a pieni polmoni\, il sole per la vitamina D\, il vento che porterà con sé i pensieri\, il silenzio che vi aiuterà a guardarvi dentro\, l’alba che caricherà la vostra giornata\, il tramonto che vi farà capire quanto siete fortunati a godere di tanta bellezza\, e il cielo pieno di stelle\, che vi farà addormentare felici ! (in parte tratto da un poster affisso all’interno del rifugio Bignami)
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SUMMARY:Val Canale - Passo del Branchino (quota 1800m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nDal parcheggio Alpe Corte in località Babes\, ampio parcheggio a pagamento alla sinistra subito prima di un laghetto artificiale\, ci si incammina lungo la carrozzabile asfaltata. Si incontra uno slargo e una sbarra da dove parte il nostro sentiero\, seguiamo le indicazioni per il rifugio Alpe Corte sentiero CAI 220. Dopo qualche tornante tra boschi ombreggiati\, appena prima del Rifugio Alpe Corte prendiamo il sentiero CAI 218 e si attraversa il bel torrente Acquolina. Si continua fino ad una progressiva riduzione della copertura arborea che lascia spazio a qualche arbusto e ai pascoli. Il sentiero diventa sempre più impervio ma non difficile da percorrere. Raggiungiamo una bacheca con un cartellone che mostra una cartina della zona e parla dell’Alpe Neel e un bivio dove seguiamo il sentiero CAI 218. Pochi passi più avanti c’è l’Alpe Nevel Bassa ben ristrutturata. Davanti in alto vediamo il Rifugio Branchino. Si prosegue tra prati e qualche pietra. Poi in salita raggiungiamo la Baita Neel di Mezzo. E’ possibile acquistare i formaggi e i salumi locali. Infatti si possono osservare galline\, capre e mucche nei dintorni. Raggiungiamo una bacheca con una cartina della zona. Un cartello informa se il rifugio è chiuso o aperto. Più avanti c’è il Lago Branchino e girando a destra poco dopo si arriva al rifugio. Il percorso di discesa è quasi uguale con una piccola variante passando per il rifugio Alpe Corte poi si prosegue per il sentiero CAI 220 fino al parcheggio. \nProssime Escursioni: \n\nda 25 luglio (venerdì) a 27 luglio (domenica): Val d’Aosta (2600m slm) – EE\nda 23 agosto (sabato) a 30 agosto (domenica): Trekking nel Mercatour – EE\nDa 05 settembre (venerdì) a 07 settembre (domenica): Valtournenche (2800m slm) – EE
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SUMMARY:Trekking Val di Fassa - dal 25 al 27 luglio 2025 - 3gg
DESCRIPTION:ESCURSIONI: \n   1^ giorno: salita 520 m – discesa 520 m – 9\,1 km – 3 ore \n   2^ giorno: salita 560 m – discesa 560 m – 10\,6 km – 3.30 ore \n   3^ giorno: salita 585 m – discesa 585 m – 8\,3 km – 3.30 ore \nRIFUGI: \n  * Rifugio Maria 1681 m \n  * Rifugio Castiglioni 2057 m \n  * Rifugio Fedaia 2057 m \n  * Rifugio Dolomia 2070 m \n  * Rifugio Padon 2407 m \n  * Rifugio Viel dal Pan 2432 m \n  * Rifugio Gorza 2478 m \nPERNOTTAMENTO: \n  * Rifugio Dolomia: mezza pensione in camera doppia 70€/gg   (escluse bevande e servizio bar) \nDOTAZIONE OBBLIGATORIA: \n  * equipaggiamento da alta montagna – tessera CAI – tessera sanitaria \nDOTAZIONE CONSIGLIATA: \n  * protezione solare – sali minerali – lampada frontale – telo termico
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SUMMARY:Trekking nel Mercantour - 7gg
DESCRIPTION:Perchè il Mercantour e la sua valle delle Meraviglie? Per i suoi numerosi laghi tutti diversi\, la ricchezza di minerali ma soprattutto per le testimonianze che i primi pastori hanno lasciato nella valle delle Meraviglie. Le meraviglie sono dei graffiti incisi 6000 anni fa. Prima della seconda guerra mondiale\, la valle era italiana\, da qui la denominazione dei cartografi francesi “valle delle meraviglie”\, meglio ancora valle dei misteri. Avremo una guida del parco per poter percorrere alcuni sentieri e avere spiegazioni esaurienti. \nI° giorno: domenica 24 agosto 2025 \nda Pont du Countet 1682 m al rifugio delle Merveilles a 2130 m \nsviluppo 6 km; durata 4 ore; dislivello +830 m -380 m \nDa Pont du Countet (06450 Belvédère) si sale al passo dell’Arpette 2511 m – palina 402 – attraverso il Vallon dell’Empuanrame lungo un sentiero segnato. Poi si scende verso il rifugio delle Meraviglie passando per i punti rosa 93 e 92 tra il lago Long superiore e il lago Fourca. \nOpzione 1: se partiamo verso mezzogiorno\, il percorso di questa giornata è finito \nOpzione 2: se abbiamo dormito in valle\, arriveremo presto. In questo caso sarà possibile fare il Monte Bego 2872 m con un passaggio esposto sviluppo 6\,3 km dislivello circa 550 m oppure passo Trem 5 km dislivello circa 350 m \n2° giorno: lunedì 25 agosto 2025 \ndal rifugio delle Meraviglie 2135 m al rifugio di Fontanalbe 2018 m \nsviluppo 7 km; durata 3 ore; dislivello +380 m -430 m \nPartenza alle 7.45/8 con una guida per 3 ore nella valle delle Meraviglie. Ritorno passando sopra i laghi Long superiore e inferiore. Si prende il sentiero non segnato sopra il punto rosa 90\, si scende fino al punto 1901 fino a intercettare il sentiero segnato. Si risale poi a sinistra verso il Gias di Vallaureta punto rosa 385 a 2279 m. Si prende a sinistra fino alla palina 386 poi a destra sempre su sentiero segnato palina 387 e il rifugio di Fontanalba punto rosa 389 a 2010 m. \n3° giorno: martedì 26 agosto 2025 \ndal rifugio di Fontanalbe a 2018 m al rifugio di Valmasque a 2233 m \nsviluppo 11 km; durata 5 ore; dislivello +820 m -600 m \nSi sale al sentiero scoperta della via sacra e alla tavola di orientamento punto rosa 396 sopra i laghi Gemelli. Si fa il percorso ad anello fino al lago Verde di Fontanalba e si continua fino ai punti rosa 388 e 387. Si prende a destra l’itinerario del giorno precedente fino al punto rosa 386 e si sale sempre lungo il sentiero segnato punto rosa 386 fino a una sella a 2573 m circa. Si scende verso il lago Basto punto 397 e 96; si risale in direzione nord il lago Basto\, il lago Nero e il lago Verde fino al rifugio di Valmasque. \n4° giorno: mercoledì 27 agosto 2025 \ndal rifugio Valmasque a 2233 m al rifugio Nice a 2232 m \nsviluppo 5 km; durata 4 ore; dislivello +630 m -610 m \nSi sale a tratti a vista lungo un sentiero non segnato partendo dietro il rifugio Valmasque fino al lago Gelé\, al lago Lusière e al passo della Fous a 2828 m con passaggi esposti. Si scende nel Vallon della Fous sulla traccia fino ai punti rosa 418 e 417 e al rifugio Nice. \nOpzione 1: laghetti del monte Clapier 3 km 350 m \nOpzione 2: Grande lago Long 4 km 400 m \n5° giorno: giovedì 28 agosto 2025 \ndal rifugio Nice a 2232 m al rifugio Madone de Fenestre a 1906 m \nsviluppo 8 km; durata 6 ore; dislivello +750 m -850 m \nSi fa il giro del lago della Fous lungo il GR 52 – punti rosa 416 e 400 – il passo del Monte Colomb con passaggi esposti. Si lascia il GR52 al Gias Cabret per salire fuori sentiero verso i laghi Balaour inferiore e superiore. Si rifà il percorso inverso fino al GR52\, lo si segue fino ai punti rosa 367\, 359 e 359b e al rifugio Madone de Fenestre a 1906 m. \n6° giorno: venerdì 29 agosto 2025 \ndal rifugio Madone de Fenestre a 1906 m al parcheggio lago di Saint Grat a 1682 m \nsviluppo 9 km; durata 6 ore; dislivello +650 m -1050 m \nSi scende alla Vacherie della Madone\, si risale il Vallon del Ponset verso la Baisse dei 5 laghi – punto rosa 366 – il lago di Prals e si scende al punto 364. Si risale sulla cresta al punto rosa 365 e si scende verso Saint Grat parcheggio e lago. \nESCURSIONI: \n   * 24 agosto: salita 830 m / discesa 380 m / 4 ore / 6 km \n   * 25 agosto: salita 380 m / discesa 430 m / 3 ore / 7 km \n   * 26 agosto: salita 820 m / discesa 600 m / 5 ore / 11 km \n   * 27 agosto: salita 630 m / discesa 610 m / 4 ore / 5 km \n   * 28 agosto: salita 750 m / discesa 850 m / 6 ore / 8 km \n   * 29 agosto: salita 650 m / discesa 1050 m / 6 ore / 9 km \nDOTAZIONE OBBLIGATORIA: \n   * equipaggiamento da alta montagna – tessera CAI – tessera sanitaria \nDOTAZIONE CONSIGLIATA: \n   * protezione solare – sali minerali – lampada frontale – telo termico \nATTENZIONE \n   * i bastoncini devono avere i tappi in gomma per preservare le incisioni \n   * non è possibile ricaricare i cellulari \n   * raramente il wi-fi è disponibile
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SUMMARY:Trekking Valtournenche - 3gg
DESCRIPTION:DOTAZIONE OBBLIGATORIA: \n  * equipaggiamento da alta montagna – tessera CAI – tessera sanitaria \nDOTAZIONE CONSIGLIATA: \n  * protezione solare – sali minerali – lampada frontale – telo termico \nPARTENZE ESCURSIONI: \n  * Valtournenche – Cervinia – Plan de la Galea \nESCURSIONI: \n  * 1 salita 770 m – discesa 770 m – 11\,3 km – 4.30 ore \n  * 2 salita 780 m – discesa 780 m – 11\,1 km – 4.30 ore \n  * 3 salita 180 m – discesa 180 m – 3\,5 km – 1.30 ore \nPERNOTTAMENTO: \n  * Hotel Al Caminetto – mezza pensione in camera doppia – 65€/gg escluse bevande e servizio bar
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SUMMARY:Giro dei 5 laghi Gruppo Adamello – Presanella (2393m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nIl sentiero è ben tracciato e segnalato\, presenta una difficoltà media senza punti critici E’ consigliabile avere buona resistenza viste le quasi 5 ½ ore di cammino e si raccomanda come sempre equipaggiamento adeguato\, attrezzatura e abbigliamento da montagna. \nIl percorso ad anello proposto ha inizio dalla località Patascoss (1722 m) lungo il sentiero sbarrierato B06. In circa 45 minuti si giunge allo splendido Lago Nambino (1768 m) che si trova in una grande conca e sulle cui rive sorge l’omonimo rifugio. Da qui l’itinerario ad anello prosegue sulla destra del lago seguendo il segnavia 266 guadagnando quota in un bosco di conifere con vista magnifica sulla conca del lago sottostante e verso Ma- donna di Campiglio\, dominata dalle cime del Brenta. Rimontato il costone\, dopo un’ora circa\, si giunge alla Busa dei Cavai (2170 m)\, un pascolo dismesso di particolare interesse naturalistico per la presenza di una torbiera. Qui la sosta è obbligata per godersi una visione d’insieme del celebre profilo delle Dolomiti di Brenta\, patrimonio UNESCO dal 2009. A parte un cartello la segnaletica a terra è scarsa\, individuato il segnavia 217\, dopo un’altra mezz’ora di cammino\, rimontando facili balze verso sud ovest\, ci si inoltra nella valletta che conduce al bellissimo Lago Nero (2246 m)\, Da qui si segue per un breve tratto la riva del lago sino ad individuare una traccia\, non segnalata\, che sale ripida sul fianco destro della conca per guadagnare il traverso scavato nella roccia durante i lavori idroelettrici realizzati per la captazione delle acque del Lago Serodoli (2370 m)\, che si raggiunge senza altre difficoltà. Pochi metri più in alto il bivacco Baito Seròdoli (2385 m); in direzione del Passo Nambrone\, seguendo il segnavia 217\, in pochi minuti ci si imbatte in diverse polle d’acqua trasparenti con belle colonie di candidi eriofori\, e dopo qualche centinaio di metri si raggiungono il Lago Bianco e il grande Lago Gelato (2393 m)\, dalle acque di un incredibile color cobalto inserito in un circo glaciale suggestivo. Dopo avere riguadagnato le rive del Lago Serodoli il percorso prevede un altro tratto in quota con dei lievi saliscendi lungo il segnavia 232 che arriva a costeggiare dopo circa 40 minuti il Lago Lambin (2326 m)\, spettacolare specchio d’acqua dalla forma a fiordo che sembra allungarsi fino a perdersi nel vuoto. Da qui inizia la discesa e dopo una decina di minuti\, ad un bivio\, si imbocca il segnavia 269\, piuttosto in pendenza ma ben sistemato che con un’ora di cammino arriva nuovamente al Rifugio Nambino. A questo punto il rientro al parcheggio in loc. Patascoss avviene lungo il segnavia B06\, già percorso il mattino. \nNOTE DI CARATTERE AMBIENTALE\, STORICO\, CULTURALE \nCi troviamo nel territorio del Parco Naturale Adamello Brenta. Pascoli verdeggianti si alternano a tanti laghi d’alta quota dalle acque limpidissime color blu cobalto inseriti in un suggestivo contesto naturale le cui caratteristiche variano sensibilmente con la quota. Il Giro dei 5 Laghi è un’escursione molto rinomata a Madonna di Campiglio che offre spunti sia ambientali che culturali. Dal punto di vista ambientale\, il percorso si snoda tra magnifici paesaggi toccando laghi di origine glaciale e offrendo panorami mozzafiato sulle Dolomiti di Brenta. L’area è ricca di flora e fauna alpina\, non è raro avvistare animali selvatici. Inoltre\, questo settore orientale del Gruppo Adamello – Presanella è stato teatro di combattimenti durante la Prima Guerra Mondiale e reperti bellici sono stati rinvenuti nei laghi stessi. \nProssime Escursioni: \n  * 27/09-01/10 Isola del Giglio (E) \n  * 11/10 Monte Guglielmo (E) \n  * 22/10 Pian dei Canali (E)
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SUMMARY:Isola del Giglio - 5gg
DESCRIPTION:1° giorno : giunti a Giglio Porto e sbarcati\, troveremo il nostro albergatore che a mezzo pick up baderà a caricare i nostri bagagli e portarli in hotel. Indossati gli scarponi\, ci incammineremo lungo via Del castello fino a giungere alla SP 15 che si seguirà per alcune decine di metri fino a incrociare a sinistra il sentiero nr. 310 che si seguirà fino a Giglio Castello. Duecento metri circa fuori dall’abitato troveremo\, sempre a sinistra\, il segnavia 322 che in discesa ci condurrà fino a Giglio Campese\, quindi al nostro hotel. \n2° giorno : dall’hotel si scende alla vicinissima spiaggia del Campese fino a raggiungere\, con direzione ovest\, la via dell’Allume che si percorrerà per circa 800 metri fino a incrociare a sinistra l’inizio del segnavia 309\, percorso il quale si giungerà a Giglio Castello. Qui è prevista una visita guidata al borgo medievale accompagnati da Marina Aldi\, guida turistica. Ritorno a Campese con bus di linea. \n  NB – La visita al borgo medievale\, su espressa richiesta della guida\, avverrà due ore prima del tramonto con la possibilità quindi della visione dello stesso\, s’ipotizza quindi di partire a piedi da Campese verso le 15\,30 circa\, lasciando la mattinata libera per vita di spiaggia e per chi vorrà una breve escursione a punta faraglione con minimo dislivello \n3° giorno : nelle immediate vicinanze dell’hotel parte il segnavia 320 che seguiremo fino a incontrare e percorrere a sinistra il 314\, continuando poi con il 315 che seguiremo sempre a sinistra. Raggiunta la località “Scopeto”il sentiero 316 ci condurrà a Punta del Fenaio\, dove chi vorrà\, potrà scendere verso il faro. La via del ritorno lungo il sentiero 315\, passando per il 315/A che porta (facoltativo) in circa 15 minuti in discesa alla bellissima e affascinante Cala Monella. Giunti a località “Scopeto” ritorneremo a Campese lungo i segnavia percorsi il mattino . \n4° giorno : l’ultima escursione è la più “impegnativa”\, almeno per quanto riguarda lo sviluppo\, è anche però quella che presenta i panorami più belli e spettacolari. Con il bus di linea ci porteremo a Giglio Castello . qui da Piazza Gloriosa inizia il segnavia 303 che porta alla “Punta Capelrosso”. Questa via attraversa il cuore dell’area protetta\, la zona più selvaggia dell’isola\, priva d’insediamenti abitativi. Giunti in località “Le Porte”\, il tracciato passa a est del Poggio della Pagana che\, con i suoi 496 m rappresenta la quota massima isolana. Il sentiero termina su un piccolo promontorio\, stretto tra le falesie di granito e i flutti marini delle belle “Cala Saracinesca” e “Cala dello Schizzatoio”.Per il ritorno si segue invece per circa 7\,00 km la strada carrabile in falsopiano che si snoda parallela al sentiero nr.303 e presenta panorami unici sul Tirreno. Giunti a Giglio Castello il bus ci riporterà a Campese. \nNOTE DI CARATTERE AMBIENTALE\, STORICO\, CULTURALE: LE CAVE DI GRANITO \nFra le attività minerarie dei tempi passati all’isola del Giglio\, una delle più fiorenti è stata quella legata all’estrazione del granito. Numerose cave\, dai tempi di Roma antica fino alla prima metà del secolo scorso\, hanno fornito questo prezioso materiale da costruzione. Impiegato in ogni epoca e in ogni tipo di costruzione\, nei moli del porto di Ostia Antica\, in obelischi\, lastricati stradali\, opere civili Impiegato in ogni epoca e in ogni tipo di costruzione\, nei moli del porto di Ostia Antica\, in obelischi\, lastricati stradali\, opere civili (perfino nelle banchine del porto di Santa Fè in America)\, in tante importanti chiese: le imponenti colonne del Duomo in piazza dei Miracoli a Pisa\, furono cavate\, lavorate e incredibilmente trasportate via mare nel 1595\, dopo che un furibondo incendio aveva distrutto la cattedrale pisana. In molti periodi le numerose cave di granito del Giglio hanno rappresentato un’opportunità di lavoro addirittura per centinaia di scalpellini\, per una richiesta\, sempre ininterrotta\, legata alla qualità della pietra gigliese. Francesco Petrarca\, in una delle sue opere scritte in lingua latina (Viaggio in Terrasanta) passando nel 1358 davanti al Giglio la cita espressamente proprio perché anche allora Francesco Petrarca\, in una delle sue opere scritte in lingua latina (Viaggio in Terrasanta) passando nel 1358 davanti al Giglio la cita espressamente proprio perché anche allora molto famosa per il suo vino e per il suo granito (“vino et marmore nobilis”) – da “ISOLA DEL GIGLIO mappa itinerari escursionistici” – Assessorato al Turismo Comune di Isola del Giglio\, Parco Nazionale Arcipelago Toscano e Proloco Isola del Giglio e Giannutri. \nPRECISAZIONI: \n1) All’arrivo a porto Santo Stefano lasceremo le autovetture al parcheggio “Fanciulli” che si trova nelle immediate vicinanze dell’imbarco (Euro 15 giorno); \n2) Il costo del traghetto “Maregiglio” di andata e ritorno ammonta a Euro 40 circa a persona; \n3) Il costo della guida turistica che ci accompagnerà alla visita del borgo medievale di Giglio Castello ammonta a circa Euro 6 a persona (con gruppo di 20); \n4) Il servizio pubblico di bus ha un costo di Euro 2\,50 con biglietto standar (facilmente acquistabile in loco)\, Euro 3\,50 se acquistato a bordo del mezzo; \n5) Ricordo che da Cremona si partirà con abbigliamento da escursione\, consiglio uno zainetto leggero\, con all’interno almeno un litro d’acqua\, utili i bastoncini. \nN.B. – Il saldo del soggiorno\, che ammonta a Euro 240 per ognuno\, dovrà essere versato a mezzo bonifico\, non oltre il 31 agosto\, sul conto intestato alla nostra Sezione IBAN : IT25L0845411400000000083203. Causale: “Saldo soggiorno Isola del Giglio”. \n 
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SUMMARY:Anello Monte Guglielmo (1948m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nAndata: Lasciate le auto in prossimità del parcheggio di Passabocche si imbocca la mulattiera per il Rifugio Medelet. Superato il Rifugio si devia a destra sul sentiero per Punta Caravina a quota 1850 m s.l.m. Da qui si imbocca la traccia 207 e la si segue fino alla sommità del Monte Guglielmo. \nRitorno: Si prende il sentiero basso fino a raggiungere il Rifugio Almici\, quindi si prosegue per Punta Caravina dove si imbocca in direzione opposta la traccia percorsain salita che porta al Rifugio Medelet\, quindi alle auto. \nNOTE CULTURALI \nIl Monte Guglielmo ha un tipico clima montano e alpino\, ma il versante occidentale è mitigato dalla presenza del lago di Iseo. Nella stessa area è anche possibile osservare aree boschive naturali non gestite\, falesie calcaree e frammenti di prateria alpina. La vegetazione è dominata da boschi (le specie arboree più rappresentative sono Quercus pubescens\, Acer pseudoplatanus\, Ulmus glabra\, Sorbus aria\, Laburnumanagyroides\, Fraxinusexcelsior\, Alnusincana\, Fagus sylvatica\, Laburnumalpinum\, Picea abies\, Larix decidua)\, mentre le aree non forestate comprendono pascoli d’alta quota e prateria alpina (le specie erbacee più rappresentative sono Sesleria varia\, Carexsempervirens\, Bromuserectus\, Festuca gr. rubra\, Polygonum bistorta\, Nardus striata).[5] A causa della sua geologia (dominata da rocce calcaree e fenomeni carsici)\, alle quote maggiori le acque superficiali sono praticamente assenti. In alta quota le fonti d’acqua più significative sono rappresentate dalle pozze d’alpeggio e abbeveratoi di antica origine antropica utilizzati per abbeverare il bestiame. La montagna bresciana è un’antica area di alpeggio per il bestiame (transumanza alpina) e ospita numerose malghe attive. La sopravvivenza della transumanza garantisce la conservazione di ecosistemi instabili (pascoli alpini) e di habitat acquatici di origine antropica (pozze e abbeveratoi d’alpeggio) che sono importanti siti di riproduzione per gli anfibi della zona. L’area sommitale del Monte Guglielmo è perciò un esempio ben conservato di paesaggio agricolo montano. La zona non presenta vincoli di conservazione. Nel 2016 la SocietasHerpetologica Italica ha riconosciuto il Monte Guglielmo come Area di Rilevanza Erpetologica Regionale (ARER) a causa delle presenza di specie protette dalla Direttiva Habitat (tritone crestato italiano Trituruscarnifex e ululone dal ventre giallo Bombina variegata). Il Monte Guglielmo ospita anche numerose specie di uccelli nidificanti e è un’importante area di passo per molti passeriformi migratori. \nN.B.: La denominazione di Monte Guglielmo deriva dalla storpiatura del vero nome ovvero Monte Gölem che significa Culmine in lingua Lombarda. \nProssime escursioni: \n\n22 Ottobre: Pian dei Canali 1150m s.l.m. – E\n08 Novembre: Appuntamento escursionistico/gastronomico
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SUMMARY:Pian de Canai (1150 m slm)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nandata: la stradina che raggiunge e supera l’allevamento di trote è in piano e percorribile purché a velocità moderata. Alla fine\, prima del guado (fuoristrada e SUV lo attraversano senza troppi problemi) c’è un parcheggio e zona pic-nic. Detto guado lo affronteremo a piedi sfruttando le pietre collocate per facilitare l’attraversamento. Al di là prosegue la stradina sterrata fino alla cascata Acqua Bianca: una nota paesaggistica di indubbio rilievo. Oltrepassata una briglia (sbarramento artificiale allo scopo non di trattenere l’acqua ma di rallentare la corrente e contrastare l’erosione) si raggiunge un bel ponticello in legno\, che varca il torrente e porta il sentiero nel bosco\, dove si comincia a salire “per davvero”. Niente di particolarmente erto\, e poi il bosco è piuttosto bello; notevoli un paio di aceri\, rari di queste dimensioni. Si sbuca sulla stradina poderale di Cogne\, in ambiente bucolico rilassante\, in contrasto con l’apparente aridità delversante sud della Corna Blacca. Si raggiunge poi la strada sterrata che da Ono Degno porta alle malghe in zona Monte Tigaldine. Seguiremo questa direzione (442b) anziché la segnaletica che indica il faticoso ghiaione come percorso obbligato per la C.na Pian dei Canali. Dopo qualche curva\, infatti\, si diparte a dx (1031m) un sentiero\, rigorosamente assente dalla cartografia dei GPS (pfui!)\, che taglia\, a pendenza accettabile\, il bosco\, fino a intercettare ed attraversare il ghiaione che costituisce l’impluvio del complesso versante sud della Corna Blacca. Siamo ormai in prossimità della costruzione\, abbandonata e quasi diruta fino a pochi anni fa\, ma recuperata dagli Alpini e adibita a rifugio non custodito. Una perla immersa in un boschetto di faggi secolari\, con all’interno\, sorprendentemente\, acqua corrente\, convogliata da una sorgente: una rarità\, visto il carsismo di queste montagne. \nritorno: si segue il percorso di salita fino a oltrepassare i pascoli di Cogne. Giunti al punto in cui all’andata eravamo usciti dal bosco\, si prosegue dritti. La stradina diviene sentiero\, e alla fine\, in corrispondenza di un tratto piu assolato\, la vegetazione bassa si fa ingombrante. Ma si tratta di poche decine di metri: raggiunto un rudere e attraversato un impluvio\, si finisce sul sentiero che segue il torrente Degnone. All’ombra del bosco si sorpassano diverse pozze e cascatelle\, fino a ricongiurgersi al sentiero di andata\, in corrispondenza della briglia. Ancora uno sguardo alla cascata Acqua Bianca e arriviamo al guado e alle macchine. \nNOTE DI CARATTERE AMBIENTALE\, STORICO\, CULTURALE: \nLa Val Sabbia viene percorsa dal turista di solito per raggiungere rinomate mete del Trentino\, la Val Rendena e Madonna di Campiglio\, Alle montagne e alle valli di questa zona si dedica uno sguardo per lo più distratto\, o peggio infastidito perché ostacolano il viaggio per le più prestigiose destinazioni. Qui però sopravvive una certa autenticità\, nonché il piacere della scoperta… a poco più di 100 km da Cremona.
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SUMMARY:Cascate del Pessola (700m s.l.m.) - Pranzo fine attività CSE
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nParcheggiata la macchina lungo la strada\, si prosegue costeggiando la sponda destra del torrente Pessola fino ad un ponte che si attraversa\, proseguendo sulla strada asfaltata che va verso Castelcorniglio per 600 m\, da qui a sinistra si va verso Ca’ Schiappone. Dopo 200 m si attraversa il Rio Canova e dopo 1000 m si incrocia a destra un piccolo laghetto\, si prosegue sulla carrareccia sentiero CPI fino ad incrociare il sentiero che scenderà al torrente per vedere le cascatelle e le formazioni geologiche e poi si ritornerà per lo stesso percorso. \nNOTE DÌ CARATTERE AMBIENTALE CULTURALE STORICO \nParcheggio lungo la strada. Ad uguale distanza tra i corsi del Taro e del Ceno si trova la “Selvaggia” Val Pessola\, al centro di essa l’antico abitato “Castelcorniglio” (pochi edifici sparsi\, per lo più case rurali in pietra) notevolmente ricco di cultura\, storia e tradizioni e sede di un castello\, uno sperduto maniero “villa-castello” costruito nel 1220. Negli Statuti di Parma del XIII secolo\, viene citato come Corniliolum\, di proprietà del podestà di Mariano di Pellegrino\, costruito per difendere la val Ceno dalle ingerenze piacentine. A poca distanza dal castello scorre inoltre il torrente Pessola\, lungo le sue gole che hanno formato nel tempo stratificazioni di interesse geologico\, tanto da essere inserito come uno dei geositi di maggior rilievo dell’ Emilia Romagna.Qui si trovano delle splendide piccole cascate immerse nella natura selvaggia. Il torrente che nasce sul fianco verso l’est del monte Barigazzo scorre dall’ovest all’est per 15 kilometri\, e finisce nel Ceno nel luogo detto il Malzapello vicino a Varano de Melegari. \nMENU Pranzo fine attività CSE \nPrimi piatti: Tortelli di ricotta e spinaci al burro e salvia – Tagliatelle ai funghi porcini \nSecondi: Cinghiale con polenta – Roastbeef \nContorni: Verdure – Patate al forno \nDolci: Torte della casa \nAcqua\, Vino\, e Caffè \nPossibili varianti per vegetariani e celiaci\, all’interno del conto stabilito. Il menu è fisso a € 32\,00\, Ogni “integrazione” individuale va regolata personalmente e\, meglio\, subito\, senza interferire con la raccolta finale del saldo da parte del capogita e/o dei suoi collaboratori.
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SUMMARY:Genova Acquasanta - Pegli (max quota 605 m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nIl pullman ci lascia alla stazione ferroviaria di Genova Acquasanta (224 m s.l.m.) sotto la quale ci sono le stazioni termali. Da qui parte il sentiero Frassati su strada asfaltata si va verso Colla Di Prà e inizia il sentiero 224 che è una strada sterrata verso le Lische Alte contrassegnato dal segnavia tre pallini rossi disposti a triangolo.. (Il termine Lisca deriva dalla presenza in zona di una caratteristica pianta erbacea che porta tale nome\, usata per lavori di intrecciatura\, tra cui i cestini e le corde). Saliamo verso il versante opposto con diversi tornanti in mezzo alla macchia mediterranea. Qui nel luglio 2023 è avvenuto un grosso incendio che ha distrutto tutta la macchia mediterranea\, la natura si è riappropriata del territorio. Si prosegue sul Sentiero SL verso Cian de Figge punto più alto e si prende il sentiero 251/C e inizia la discesa verso Pian delle Monache. Si prosegue con brevi scorci panoramici su Pegli e il Ponente Genovese. Si prosegue verso il Bric Cabania e successivamente supereremo l’autostrada e la Ferrovia fino a raggiungere una scalinata che ci porta alle prime case di Pegli. (attenzione gradini scivolosi nelle parti con muschio verde). Puntiamo verso la spiaggia dove faremo una sosta in attesa che l’autista dica dove è parcheggiato\, poi proseguiremo verso il pullman in funzione dell’orario. \nATTENZIONE se non si dovesse raggiungere il numero di 34 partecipanti alla gita si dovrà integrare l’ulteriore costo a persona\, costo che sarà in funzione del numero dei partecipanti. \nProssime Escursioni: \n** 07 febbraio (sabato) Castello della Pietra 560 m s.l.m. E \n** 14 febbraio (sabato) Ciaspolata EAI \n** 28 febbraio (sabato) Lazise 160 m s.l.m. E
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SUMMARY:Castello della Pietra (max quota 580 m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nLasciata l’auto nel parcheggio si attraversa il ponte sul Torrente Vobbia\, in destra idrografica\, una piccola stradina asfaltata sale ripida tra le case della frazione Torre di Vobbia. Appena oltre il nucleo abitato\, quando la stradina incomincia a scendere\, si imbocca una breve strada sterrata che si stacca a destra. Percorsi una ventina di metri\, a destra della sterrata ha inizio il “Sentiero dei Castellani”\, diretto al Castello della Pietra (pannello informativo del Parco dell’Antola). Si prosegue in un bosco di castagni e di carpini con la vista di fronte alle Rocche di Reopasso roccia sedimentaria costituita da un’infinità di ciottoli cementati tra di loro. La prima tappa è il Poggetto\, uno sperone di roccia con splendida vista sull’abitato di Vobbia; non stupisce che qui vi fosse una torre di avvistamento. Al termine della salita il sentiero spiana e prosegue a mezza costa. Si scavalcano quasi subito\, senza alcun problema\, due brevi tratti franati su altrettante passerelle\, quindi s’ignora un sentiero che si stacca a destra per il Monte Bricchetti e si continua diritti. Poco a poco si entra in un bosco più fitto\, e si supera il Rio Ronchetti su un ponticello di legno. Assecondando la complessa orografia del terreno\, si tagliano valloni e costoni: si scavalca un ulteriore piccolo rio sul solito ponticello\, quindi si entra nel profondo solco vallivo scavato dal Rio del Campo\, il cui imbocco costituisce un ottimo balcone panoramico sul Castello della Pietra. Ancora poco si va in discesa e si arriva al Castello della Pietra. \nIl Castello della Pietra \nLa storia di questa ardita costruzione\, posta a guardia della Val Vobbia\, pare sia decisamente lunga. C’è chi la colloca addirittura in data antecedente l’anno Mille\, sebbene le prime notizie più certe risalgono a documenti della metà del XIII secolo\, quando viene nominato il feudatario Opizzone della Pietra. Al pari di tante altre fortificazioni\, la sorte del Castello della Pietra fu segnata dal passaggio in Italia di Napoleone: con l’abolizione dei feudi imperiali anche il castello venne abbandonato e\, alcuni anni dopo\, dato alle fiamme. Dopo molteplici passaggi di mano\, i ruderi della struttura furono donati al Comune di Vobbia. La rinascita del castello incomincia con il restauro della cinta muraria esterna\, curato dalla Provincia di Genova\, che ha portato alla riapertura al pubblico dal 1994. \nLa visita al castello sarà con la guida \nProssime Escursioni: \n** 14 febbraio (sabato) Ciaspolata EAI \n** 28 febbraio (sabato) Lazise 160 m s.l.m. E \n** 07 marzo (sabato) Ciaspolata EAI
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SUMMARY:Ciaspolata - Passo dell’Asino (max quota 2175m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nSalita: \nLasciate le auto nel parcheggio antistante il Bar Blumon Break si prende il sentiero che parte alla sua destra in direzione della strada che sale al Passo Crocedomini. Il percorso che si addentra subito nel bosco è segnalato\, nella prima parte\, con dei pali e ciaspole e consente di tagliare i tornanti che vengono attraversati in più punti. Sempre proseguendo in salita nella stessa direzione della strada (innevata e chiusa al traffico) si giunge attraverso il bosco all’ultimo tornante e quindi al Goletto di Gaver (1792 m 1\,10h). Seguendo la provinciale del passo Croce Domini\, costeggiando il Monte Colombina\, si procede prima in piano e poi in breve discesa fino alla malga Cadino della Banca (1796 m). Da qui si seguono le evidenti tracce e tenendosi prima a destra dell’ampio vallone sotto il monte Asino di Bazenina e poi al centro della valle si superano diversi cambi di pendenza mai troppo impegnativi. Avremo a quel punto guadagnando un panorama sempre più ampio sulla val Cadino\, i suoi dossi e le sue rade baite. L’ultimo breve tratto può essere spezzato con qualche zig- zag che ci consentirà di superare una pendenza appena più significativa e giungere al Passo dell’Asino (2175 m – 3h circa dalla partenza) posto tra il Monte Mattoni ed il Monte Cadino e si affaccia sulla Valfredda. Il passo dell’Asino è un ampio colle che mette in comunicazione la Val di Cadino con la Valle Bona che sale da Bazena nel comune di Breno. Da qui si può anche raggiungere il Monte Frerone più a nord. La vista spazia dal Cornone di Blumone\, alle Terre Fredde\, alla Corna Bianca\, al Monte Colombina ed al Monte Misa. \nDiscesa: \nSi ripercorre a ritroso il tragitto di salita (2h circa) \nNOTE DI CARATTERE AMBIENTALE\, STORICO\, CULTURALE: \nMalga Cadino Della Banca \nFa parte dell’alpeggio Camprass-Cadino della Banca\, di proprietà del comune di Breno e costituito dalle stazioni di Malga Camprass\, Malga Cadino della Banca\, Malga Casinetto della Banca e Malga Casinetto di Cima. Ha superficie di pertinenza di circa 680 ha\, di cui almeno 240 sono attualmente i pascoli propriamente detti tra cui spiccano i pascoli su matrice rocciosa calcarea\, dalla composizione floristica varia e assolutamente di pregio. Rappresenta quindi una delle realtà pascolive più produttive dell’intero Parco Adamello\, con sede principale delle attività di trasformazione presso Malga Cadino della Banca. \nFormaggi\, burro\, ricotte e Fiurit \nI formaggi vaccini sono i principali e più tradizionali prodotti realizzati nel Parco dell’Adamello. Piuttosto variegata è la gamma dei formaggi\, la maggior parte dei quali a latte crudo. Di assoluto rilievo la produzione realizzata in estate in malga\, con animali alimentati al pascolo per un prodotto aromatico e la cui origine è strettamente legata all’ambiente naturale. Il più importante formaggio tradizionale è prodotto a pasta semicotta con latte parzialmente scremato\, destinato ad una medio-lunga stagionatura: se prodotto seguendo il relativo disciplinare dà origine al “Silter Camuno-Sebino“\, per il quale è in corso l’attribuzione della Denominazione d’Origine Protetta (D.O.P.). Il suo nome deriva dal termine con il quale nel dialetto locale si indicava il fabbricato rurale adibito alla stagionatura del formaggio. Il Fiurit\, la prima più liquida ed apprezzata porzione della ricotta. \nProssime escursioni: \n  ** 28 febbraio: Lazise (E) \n  ** 7 marzo: Ciaspolata – meta da definire in base all’innevamento (EAI)
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SUMMARY:Lazise (max quota 160m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nLasciate le auto al parcheggio\, si intraprende il seguente percorso: lungolago Marconi-viale Roma-via Toscanini-ciclovia“i Vigneti” fino alla svolta della strada a sx dopo l’incrocio con via Pastrengo.Quindi a dx su sentiero senza nome-via Pergole-via Verona-via Cioso-sentiero senza nome-via Molinei-ciclovia del Sole-via dello Sport-strada del Roccolo-località Fossalta-passaggio di accesso alla ciclovia Peschiera Lazise BNF. Da qui si percorre la ciclovia fino al parcheggio. Poiché il percorso è piuttosto tortuoso\, si consiglia ai partecipanti di non disperdersi\, seguendo scrupolosamente il Direttore di Escursione. A chi ne facesse richiesta invieremo la mappa mediante file GPX \nNOTE CULTURALI \nLazise\, comune sul Lago di Garda in Veneto\, è considerato il primo Comune libero d’Italia perché nel 983 d.C. l’imperatore Ottone II concesse alla comunità un’ampia autonomia civica e il diritto di fortificarsi\, molto prima che il movimento comunale si sviluppasse nel resto della penisola\, rendendolo un pioniere delle autonomie locali. Il nome Lazise deriva dal latino lacus che significa ”villaggio lacustre”\, come sembrano confermare documenti dell’Alto Medioevo che riportano il paese sotto il nome di Laceses. Importanti monumenti sono la Pieve romanica di S. Nicolò\, il Castello Scaligero\, le mura e l’antica Dogana Veneta. \nPROSSIME ESCURSIONI: \n  ** 7 Marzo: Ciaspolata – meta da definire in base all’innevamento – max 10 partecipanti (kit noleggiabile in sezione) – Direttore di escursione: Zavatti Marco \n  ** 18 Marzo: Ponte Tibetano 520 m s.l.m. – Torri del Benaco – Direttore di escursione: Deo Moreno
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SUMMARY:Ponte tibetano - Torri del Benaco (max quota 630m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO : \nSi parte da Pai di Sopra (m 123) seguendo il segnavia 38 e si sale in modo deciso per circa un’ora. Giunti ad un bivio si prende il sentiero 13 che porta alla località Le Tese a quota 527 metri. Si prosegue fino a giungere a San Zeno di Montagna a quota 594 metri. Si attraversa il paese verso la chiesa parocchiale dove\, poco prima di questa\, a destra\, si segue il segnavia 39 fino alla località Crero che si staglia a 135 metri di elevazione sopra il lago di Garda. Giunti alla chiesetta settecentesca di San Siro si segue il segnavia 41 fino al Ponte Tibetano\, attraversato il quale in poche decine di minuti si ritorna al parcheggio di Pai di Sopra. \nNOTE DI CARATTERE STORICO-AMBIENTALE: \nIl PONTE TIBETANO DI CRERO è una passerella larga poco più di 1 metro e si snoda per circa 34 metri di lunghezza. Ha un fondo in acciaio con griglie antiscivolo e adeguate protezioni su entrambi i lati. Si tratta quindi di un ponte tibetano stabile e che per sicurezza si può percorrere in un massimo di 15 persone per volta. Nell’attraversarlo presenta oscillazioni modeste. Attraversa un dirupo di circa 45 m \nIL BORGO DI CRERO E LA CHIESETTA DI SAN SIRO: \nIl borgo di Crero\, piccola frazione di Torri del Benaco (VR)\, è letteralmente un gioiello che ricorda i bei paesi acciottolati della Provenza. Vale la pena di visitare i suoi vicoli per scorgere casette di pietra finemente ristrutturate\, rustici in disuso abbracciati dall’edera\, terrazzi fioriti\, giardini nascosti\, scale antiche\, fienili e scorci che sembrano dipinti. La chiesetta di San Siro risale al 1713\, come si legge in carte dell’epoca e sullo stipite della porta. Il rustico campanile fu eretto nel 1880. La chiesetta e la contrada si animano il 9 dicembre\, festa appunto di San Siro. \nProssime Escursioni : \n  ** 28 marzo (sabato): Val Lauretta (App. Piacentino) – Escursionistica \n  ** 11 aprile (sabato): Balota del Coren 672m s.l.m. – Escursionistica \n  ** 22 aprile (mercoledì): Placche di Baone 460m s.l.m. – Escursionistica
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SUMMARY:Ciaspolata Lago Branchino (1800m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nPer ragioni di sicurezza il percorso evidenziato potrebbe subire variazioni. \nSalita: \nPoco oltre la località Babes\, dal parcheggio Alpe Corte (con pagamento di 5€ per l’intera giornata)\, si inizia a salire lungo la carrozzabile asfaltata nel primo tratto. Si incontra uno slargo e una sbarra da dove parte il sentiero 220 che seguiamo con le indicazioni per il Rifugio Alpe Corte. In costante salita su una strada agro-silvo-pastorale (ghiacciata in numerosi tratti) si giunge al Rifugio Alpe Corte (1410 m – circa 45 minuti dal parcheggio) superato il quale prendiamo il sentiero 218 e\, tenendo la sinistra al bivio\, attraversiamo il Torrente Acqualina. Si giunge ad un ulteriore bivio con la variante di sentiero che faremo in discesa e tenendo la destra proseguiamo sui tornanti del sentiero 218 sino a raggiungere il cartellone di benvenuto all’Alpe Nevel (o Neel). Al bivio sempre tenendo la destra si giunge prima alla Baita di Neel bassa (1559 m – in concessione all’associazione ARDES per uso escursionistico) e poi\, continuando a mantenere la destra al bivio successivo\, alla Baita del Neel di Mezzo (1613 m). Sopra vediamo la baita alta trasformata in piccolo Rifugio alpino nel 2008. Dopo un primo tratto in discreta salita affrontiamo con gli ultimi zig-zag l’ultimo tratto di ripida salita al Rifugio Branchino (1796 m) e quindi\, pochi metri sopra\, al Lago Branchino (1800 m). \nDiscesa: \nSi ripercorre a ritroso il tragitto di salita sino al bivio a quota 1450 m circa. Qui teniamo la destra su sentiero 218A che\, attraversando un piacevole boschetto\, si ricongiunge al sentiero 220. Da qui si scende al parcheggio facendo attenzione ai numerosi tratti ghiacciati della strada (2h circa dal Lago). \nNOTE DI CARATTERE AMBIENTALE\, STORICO\, CULTURALE: \nIl lago Branchino si trova nelle Prealpi Orobiche\, tra le valli Seriana e Brembana\, precisamente sul confine amministrativo tra i comuni di Ardesio e Oltre il Colle. Il lago rappresenta una rarità in quanto è collocato su un letto di rocce calcaree e si adagia in una conca naturale posta tra il Corno Branchino e la Corna Piana. Non avendo immissari\, si può comunque ritenere vivo in quanto è alimentato esclusivamente da sorgenti sotterranee e dallo scioglimento delle nevi. Il Rifugio Branchino è situato a 1796 mt a soli 2 minuti dall’omonimo lago. Il rifugio è sorto su ciò che restava del capanno per gli operai che lavorarono\, all’inizio del secolo\, alla “diga del Branchino”\, struttura di cui si vedono ancora\, salendo\, i plinti della teleferica per l’approvvigionamento del materiale. Dal rifugio si possono ammirare orizzonti infiniti\, la panoramica spazia dalla Valcanale in lontananza fino a distinguere alcune vette tra cui: la Presolana\, il Pradella\, la catena di calcare bianco simile alle Dolomiti con il Secco\, il Fop\, la cima Valmora\, il monte Arera e per finire la Corna Piana.
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SUMMARY:Val Luretta (max quota 660m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nDopo aver parcheggiato nei pressi del castello di Monteventano si ammira il complesso fiancheggiandolo\, si scende su sentiero nel bosco fino a ritrovare il torrente Luretta\, che si guada; raggiunto il piccolo abitato di la Regola\, ci si avvia su una strada sterrata in costante salita verso Valpertica e Missano. Si arriva sulla strada asfaltata che viene da Rivergaro\, vecchia via del Mare e del Sale. (Punto panoramico dove si vede la Pietra Parcellara e la pietra Perduca). Si va verso destra per circa 1\,3 km su strada asfaltata\, arrivati al Cassero si prende a sinistra una stradella sterrata verso case Paolotto in discesa verso il torrente di Luretta di Monteventano. Si guada il torrente e si va verso Casa Carra\, in salita\, dopo alcuni tornanti si arriva a Povago su strada asfaltata. Si prosegue sulla asfaltata per circa 1\,5 km fino a casa Colombani (evitiamo di entrare in cascina per cani abbastanza grandi). Bypassata la cascina andando a destra prendiamo una stradella sentiero 205 (chiamato il Sentiero dei partigiani) per 2\,5 km con qualche saliscendi e alla nostra sinistra la Val Tidone\, se la giornata è bella si vedranno tutte le Alpi. Arrivati a Sgraffignana sulla strada asfaltata si gira a sinistra verso Lassano si prosegue diritto al primo bivio si va a destra al secondo bivio si va dritto sempre sul 205 si arriva al Castello di Monteventano. \nCastello di Monteventano \nSituato sulla cima da cui prende il nome\, alta 420 m s.l.m. e caratterizzata da pendici scoscese su tutti i lati. Fu assediato e conquistato da Federico Barbarossa e\, poi\, dai Ghibellini guidati da Ubertino Landi che lo incendiarono. Successivamente\, fu sotto il controllo della famiglia Arcelli dal XIV al XVII secolo. Durante la resistenza ospitò le brigate partigiane di Giustizia e Libertà\, che si formarono tramite la fusione di altre bande partigiane arrivando a un totale di circa 4000 uomini \nProssime Escursioni: \n** 11 aprile (sabato): La Balota de Coren 672 m s.l.m. – E \n** 22 aprile (mercoledì): Placche di Baone 460 m s.l.m. – E \n** 29 aprile (mercoledì): Anello Cogno-Annunziata 680 m s.l.m. – E
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SUMMARY:Balota del Coren (611m) -  Monte Cognolo (quota max 672m slm)
DESCRIPTION:
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SUMMARY:Placche di Baone (max quota 460m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nSi parte dal parcheggio al C alvario e si passa per le cave di Fontanelle su sentieri che attraversano oliveti. Si prosegue per la strada sterrata che è anche una ciclabile che ci porta a Laghel di sopra. Si prosegue fino a raggiungere la Bocchetta di Padaro. Da qui si punta verso il monte Baone\, punto più alto del percorso. Si gira verso destra raggiungendo un punto panoramico e proseguendo si raggiunge l’anello ciclabile Garda Sarche. La vista si apre sull’intera conca del Garda Trentino. Raggiunta località Sorgenti di Moline si rientra ad Arco attraversando l’olivaia di Romarzolo\, passando ai piedi della falesia di arrampicata delle Placche di Baone. La ciclabile la seguiremo fino al parcheggio tra ulivi e vigneti. \nProssime Escursioni: \n** 29 aprile (mercoledi): Anello Cogno – Annunciata 680 m s.l.m. conca del Lago di Garda Trentino – E \n** Dal 06 maggio (mercoledì) al 13 maggio (mercoledì): Trekking nella Calabria Grecanica – E \n** 27 maggio (mercoledì): Monte Barigazzo 1260 m s.l.m. Punto d’incontro di quattro valli nel cuore dell’Appennino Parmense – E
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SUMMARY:Calabria grecanica\, alle porte dell'Aspromonte - Trekking 8gg
DESCRIPTION:NOTA BENE \n** Trasferimenti: con bus privato. \n** Soggiorno: 2 notti ad Amandolea in agriturismo\, 3 notti a Bova in ospitalità diffusa e 2 notti a Palizzi in casette in Camping. \n** Costo del trekking (esclusi il volo aereo\, alcuni ingressi\, i trasferimenti per e da Linate ed eventuale tassa di soggiorno): 890 euro a persona\, sistemazione in camera doppia con trattamento di mezza pensione\, pranzi al sacco per le escursioni giornaliere e guide AIGA. \n** Per la partecipazione al trekking è necessario essere Soci CAI in regola con bollino 2026. \nORARI VOLI \n  ** 6 maggio: volo ITA AZ 1195 => Mi Linate h9.35 – Reggio Calabria h11.20 \n  ** 13 maggio: volo ITA AZ 1198 => Reggio Calabria h18.10 – Mi Linate h19.50 \nPROGRAMMA GENERALE \n** Mercoledì 6 Maggio 2026 \nPartenza in pullman da Cremona per Linate e volo aereo per Reggio Calabria. \nTrasferimento dall’aeroporto di Reggio Calabria al pittoresco borgo di Pentedattilo\, arroccato sulla rupe del Monte Calvario\, e successivo trasferimento ad Amendolea di Condofuri. \nCena e pernottamento presso l’Azienda agrituristica “Il Bergamotto”. \n** Giovedì 7 Maggio 2026 \nEscursione a Gallicianò\, visita del “paese più greco d’Italia” e intrattenimento etnico musicale grecanico. Ritorno ad Amendolea (possibile rientro in bus) per cena e pernottamento. \n** Venerdì 8 Maggio 2026 \nVisita all’azienda produttrice del Bergamotto ed escursione a Bova\, capitale dell’Area Grecanica. Cena tipica e pernottamento a Bova. \n** Sabato 9 Maggio 2026 \nEscursione al Monte Grosso per ammirare il panorama sui paesi dell’Area Grecanica. Grigliata presso il rifugio San Salvatore e ritorno a Bova con percorso differente (possibile rientro in bus). Cena e pernottamento. \n** Domenica 10 Maggio 2026 \nTrasferimento alla località Carrà per escursione ad anello\, toccando il “paese fantasma” Africo Vecchio e il santuario di San Leo. Rientro a Bova per cena e pernottamento. \n** Lunedì 11 Maggio 2026 \nEscursione da Bova a Palizzi Superiore\, alle pendici dell’Aspromonte. Visita del borgo\, caratteristico per la presenza delle catoja (case storiche scavate nella roccia). Successivo trasferimento nel camping sulla costa ionica\, con possibilità di un bagno in mare. Cena e pernottamento. \n** Martedì 12 Maggio 2026 \nTrasferimento a Staiti\, borgo affacciato sulla fiumara di Bruzzano\, ed escursione ad anello toccando il Monte Cerasia. Rientro al camping e tempo libero per un bagno. Cena e pernottamento. \n** Mercoledì 13 Maggio 2026 \nTrasferimento a Reggio Calabria per visita al Museo Nazionale della Magna Grecia e successiva partenza per l’aeroporto. Volo aereo e rientro da Linate a Cremona in pullman. \nNOTE DI CARATTERE STORICO\, CULTURALE E AMBIENTALE \nLa Calabria greca è un’area culturale e linguistica\, situata nella provincia di Reggio Calabria\, dove si parla il Grecanico. \nIl territorio\, segnato dai solchi delle fiumare e dalle sorgenti in Aspromonte sfociano nello Jonio\, presenta una vegetazione che dai boschi arriva alle colline ricoperte di macchia mediterranea\, ai terrazzamenti coltivati\, alle spiagge sabbiose. Colline\, cascate\, fiumare ma anche borghi storici\, alcuni ormai disabitati e arroccati sulle pendici\, sono tutelati da Associazioni impegnate nella valorizzazione dell’ambiente\, della cultura dei Greci di Calabria e del patrimonio storico delle comunità locali. \nLa fiumara Amendolea\, un tempo navigabile\, è il simbolo dell’area greca-calabra\, perché intorno ad essa sopravvivono comunità legate alla lingua e alla cultura ellenofone. L’origine di queste comunità è discussa: influenza della Magna Grecia oppure della presenza bizantina dal VI all’ XI secolo? Per secoli\, comunque\, anche dopo la latinizzazione voluta dai Normanni nel sec.XI\, hanno conservato la lingua greca\, contaminata con i dialetti autoctoni. La conservazione di questa cultura si è mantenuta grazie all’isolamento del territorio. A partire dall’ Ottocento la lingua grecanica cominciò a perdere terreno a causa della grande emigrazione\, testimoniata dalla imponente locomotiva a vapore\, nella piazza Ferrovieri d’Italia\, a Bova.\, omaggio agli emigrati del paese. \nSi visiteranno: Pentedattilo e Palizzi con il loro assetto medievale; Staiti con il sentiero delle chiese bizantine; Amendolea con il castello normanno dei Ruffo edificato su una rupe; Gallicianò famoso per la tarantella e la musica in generale. E infine la “capitale” dell’area grecanica\, Bova\, ultima diocesi ad essere latinizzata (fino al 1572 ha mantenuto il rito liturgico greco-bizantino): su un assetto medievale ha così visto nascere edifici tardo barocchi. \nDISLIVELLI E DURATA (soste comprese) \n  ** 07 Maggio: 600m in salita 600m in discesa; 15 km; 3+2h \n  ** 08 Maggio: 800m in salita 200m in discesa; 8\,5km; 5h \n  ** 09 Maggio: 800m in salita 700m in discesa; 19 km; 4+3h \n  ** 10 Maggio: 300m in salita 300m in discesa; 12 km; 5h \n  ** 11 Maggio: 300m in salita 600m in discesa; 13 km; 5h \n  ** 12 Maggio: 600m in salita 600m in discesa; 12 km; 6h \nPROSSIME ESCURSIONI \n  ** 27 maggio (mercoledì): Monte Barigazzo 1260m s.l.m. – Escursionistica \n  ** 13 giugno (sabato): Val Sedornia – Lago Spigorel 1830m s.l.m. – Escursionistica
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SUMMARY:Anello Monte Barigazzo (max quota 1284m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nLasciate le auto sulla provinciale\, si prende il sentiero per la Sella delle Creste quindi\, dopo aver scollinato si segue la traccia 803 fino al bivio per Pianelleto. Si prosegue sulla traccia 803D fino a Quota 914 Rio Borrella dove si continua per il sentiero 803A fino alla Sella del Costone Sud. Da qui\, seguendo la traccia 811C\, dopo aver superato un breve tratto esposto\, si prosegue fino alla cima del Monte Barigazzo. Per tornare si segue il sentiero MTB Monte Barigazzo Tosca – Giallo ed evitando le due tracce 809 e 809A che portano sulle creste si giunge nuovamente alla Sella delle Creste da dove con un breve tratto in discesa si raggiungono le auto. \nNOTE CULTURALI \nCittà d’Umbria: Nel 1861 l’archeologo americano Alessandro Wolf intraprese una campagna di scavi accanto a un piccolo specchio d’acqua\, ribattezzato Lago di Città\, su un altopiano del monte Cravedosso\, nei pressi della piccola frazione di Tosca; per 3 mesi\, grazie ad alcuni finanziamenti privati\, i lavori proseguirono\, consentendo di portare alla luce i resti di una torre angolare e dell’adiacente cinta muraria dell’antica città. Negli anni seguenti gli studiosi cercarono di datare il sito archeologico\, ma nessuno fu in grado di stabilire con certezza l’epoca delle rovine e la civiltà che le edificò; furono proposte molte ipotesi\, tra cui quella del paletnologo Luigi Pigorini\, incline a una datazione alto-medievale\, rigettata dalla maggioranza degli storici; furono considerate più verosimili le attribuzioni agli Umbri e ai Liguri. La storia si è spesso confusa con la leggenda. Già nei documenti antichi la città è avvolta in un’atmosfera favolosa\, custode di grandi tesori. La città d’Umbrìa era già un mito quando Wolf arrivò nell’Ottocento. La sua figura dovette destare una forte impressione tra i valligiani\, tanto da entrare nel folklore. Si racconta dello straniero venuto da lontano\, alla ricerca del tesoro con una bacchetta magica\, con la quale riesce ad aprire le montagne e trova dei nani\, custodi di grotte piene di monete d’oro\, argento e rame. Poi lo straniero se ne va\, senza portare via nulla\, ma il valligiano che lo aveva accompagnato gli chiede di lasciargli la bacchetta\, per recuperare il tesoro. Purtroppo farà una brutta fine\, perché un drago gli sbarrerà la strada. \nProssime escursioni: \n  ** 13 Giugno: Val Sedornia – Lago Spigorel 1830 m s.l.m. – Direttore di escursione: Catapane Antonio \n  ** 27 Giugno: Forra del Lupo 1600 m s.l.m.
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SUMMARY:Val Sedornia - Lago Spigorel (max quota 1830m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nPartendo dal parcheggio di Tezzi Alti sopra Gandellino si imbocca la strada sterrata che sale\, seguendo le indicazione per il Lago di Vigna Vaga sentiero Flavio Tasca 309. Si sale attraversando un bosco di abeti con qualche tratto in piano e si raggiunge la località San Carlo presso una cappelletta dove c’è una fontanella. Si prosegue sulla Mulattiera e si arriva presso la località di Spiazzi D’acqua: una località attrezzata presso il torrente Sedornia. Qui\, arriva anche il sentiero che sale da Boario. Si guada il torrente Val Sedornia e si prosegue sul sentiero 309 sentiero delle Grazie. Si prosegue lungo l’ampia strada sulla sinistra idraulica del Torrente stesso fino ad arrivare ai pascoli della Stalla dei Prati di Vigna. Il percorso prosegue fino ad arrivare presso il Bivio col sentiero 314. Da qui\, si lascia la strada e si prosegue a destra su sentiero (sempre il 309) seguendo le indicazioni per il lago Spigorel. Il percorso è ancora nel bosco\, ma finalmente si apre\, una volta raggiunta la Baita Bassa di Vigna Vaga. Un ultimo piccolo tratto nel bosco e poi la vista si riapre una volta raggiunta la Baita di Mezzo di Vigna Vaga. Si prosegue seguendo sempre lo stesso sentiero che prosegue verso est con lo sfondo della massiccia e spoglia parete del Vigna Vaga. In breve tempo si arriva infine presso la piccola conca sede del bel Laghetto Spigorel . \nIl ritorno è lo stesso percorso di salita. \nProssime Escursioni: \n  ** 27 Giugno (sabato) – La Forra del Lupo 1600 m s.l.m. Sui Sentieri della grande guerra (E) \n  ** 11 luglio (sabato) – Sentiero dei 3 laghi 2294 m s.l.m. Nel gruppo Adamello Presanella Orientale poco noto (E) \n  ** 25 luglio (sabato) – Diga del Gleno e ex Rifugio Bissolati 1900 m s.l.m. nella valle del Gleno venne costruito e inaugurato nel 1922 un rifugio cremonese. Oggi solo i ruderi (E)
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SUMMARY:La Forra del Lupo (max quota 1650m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nDal parcheggio della Cogola imbocco il sentiero 137 che inizia subito a salire\, addentrandosi nel bosco. Proseguo in salita\, tenendo il sentiero per la palestra di roccia sulla destra\, godendomi di tanto in tanto le splendide vedute sulla valle del Taragnolo e sulle maestose cime del Pasubio. Continuando a salire\, raggiungo l’inizio della Forra del Lupo. Si tratta di una lunga trincea\, dell’esercito austroungarico\, con camminamenti e punti di osservazione\, costruiti tra le alte pareti di roccia a strapiombo sulla valle del Terragnolo. Dopo il tratto tra le alte rocce\, si continua in trincea immersi in una vegetazione dal verde quasi tropicale. Alla fine della Forra del Lupo\, raggiungo un ampio pianoro erboso\, da cui si intravede in lontananza sulla sinistra una strada in località Caserme. Giunto ad un altro prato\, prendo il sentiero in direzione Forte Dosso delle Somme e raggiungo i vasti prati che regalano viste splendide verso il Monte Stivo\, Vallarsa e Valle dell’Adige. Proseguo all’interno della “trincea” fino al bivio dove ci sono i cartelli per il forte ( a sinistra) o per la galleria del Fucilieri a destra lunga una decina di metri\, con viste a strapiombo. Da qui\, seguendo il sentiero che svolta a destra\, un ultimo strappo in salita mi conduce al forte (se non ve la sentite di fare questo tratto fuori dalla gallerie perchè “esposto”\, potete tornare indietro e proseguire sul sentiero di prima). Il forte Dosso delle Somme\, a suo tempo collegato con le trincee che abbiamo appena visitato\, disposto su tre piani\, era munito di due obici da 10 cm in cupola corazzata e di una torre osservatoio. La difesa ravvicinata era invece affidata a 18 postazioni di mitragliatrice. Questo è solo uno dei 7 forti austriaci che si trovano sugli altipiani di Folgaria\, Lavarone e Luserna\, territori compresi fino al 1918 nel Tirolo di lingua italiana e coinvolti nella Grande Guerra trovandosi sulla linea di confine con il Regno d’Italia. Da qui il panorama raggiunge le Dolomiti del Brenta ma anche i ghiacciai dell’Adamello\, le vette della Valsugana\, il Monte Maggio\, il Monte Baldo e il monte Pasubio dove c’è la Strada delle 52 Gallerie. Al forte prendo una stradina bianca sentiero 136 per il rifugio Baita Tonda e inizio la mia discesa verso Serrada. Proseguo dritto su comodo sentiero e poi entro nuovamente nel bosco seguendo la segnaletica per il centro di Serrada Giunto a questo bivio prendo il sentiero a sinistra in discesa arrivo al parcheggio dove ho lasciato la macchina. \nProssime Escursioni: \n  ** 11 luglio (sabato) – Sentiero dei 3 laghi 2294 m s.l.m. Nel gruppo Adamello Presanella Orientale poco noto E \n  ** 25 luglio (sabato) – Diga del Gleno e ex Rifugio Bissolati 1900 m s.l.m. nella valle del Gleno venne costruito e inaugurato nel 1922 un rifugio cremonese. Oggi solo i ruderi E \n  ** Dal 23 agosto (domenica) al 29 agosto (sabato) – Trekking Dolomiti del Trentino Alto Adige insieme al CAF Digne dallo Sciliar al Catinaccio\, attraverso l’Alpe di Siusi\, il Sassopiatto e il Sassolungo
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SUMMARY:Sentiero dei TRE LAGHI (quota max 2294 m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nE’ un percorso ad anello ben segnalato\, a tratti con tracce che presenta una difficoltà media senza punti critici; è consigliabile comunque avere una buona resistenza viste le 5 ½ ore di cam- mino. L’escursione ha inizio a monte della malga Zeledria (1767m) da dove si raggiunge il sentiero 201 che si inoltra in un bosco di larici\, pini cembri e rododendri. In breve tempo si raggiunge un’ampia radura che si attraversa trascurando a destra la malga Vigo. Ora il sentiero affronta il maggior dislivello per raggiungere la malga e il lago delle Malghette (1880 m). Da qui l’itinerario prosegue sulla destra del lago seguendo il segnavia 201/267A\, Si continua prima sul 201 per poi abbandonarlo al primo bivio in direzione del lago Alto (2158 m) seguendo il segnavia 267A. Ora il sentiero diventa più faticoso\, lasciato il bosco si arriva alla conca del lago Alto incastonato sotto la cima Artuich. Il sentiero costeggia a sinistra il lago per raggiungere in breve un piccolo colle da dove si possono scorgere i Tre Laghi. Poco dopo si raggiunge il primo lago il Tre Laghi Medio (2271 m)\, a seguire con una breve salita il Tre Laghi Superiore (2283 m) e in disce- sa si raggiunge il Tre Laghi Inferiore (2256 m) il più profondo (n.b.: 16 m) e il più esteso\, Qui la sosta è obbligata per godersi il celebre profilo delle Dolomiti di Brenta\, patrimonio UNESCO dal 2009. Ora il sentiero riprende a salire brevemente sino a raggiungere un valico posto a 2294 m (n.b.: quota altimetrica massima); trascurando la segnaletica del sentiero 267A\, passo dopo passo si scende per tracce nel vallone di fronte a noi in direzione del lago Scuro (2160 m). Il sentiero costeggia il lato sinistro del lago\, che in un breve tratto potrebbe essere sommerso dall’acqua\, per poi scendere con qualche difficoltà per la presenza di grossi massi. Scendendo ancora il percorso raggiunge vasti boschi e un’estesa prateria paludosa ed in breve giunge al lago delle Malghette e all’omonimo rifugio. Dopo una doverosa sosta alla conclusione del percorso ad anello\, il rientro al parcheggio nei pressi della malga Zeledria avviene lungo il segnavia 201\, già percorso il mattino. \nNOTE DI CARATTERE AMBIENTALE\, STORICO\, CULTURALE \nI Tre Laghi sono maestosi specchi d’acqua alpini incastonati tra le rocce. Ci troviamo nel territorio del Parco Naturale Adamello Brenta\, in uno dei contesti più belli che offre una vista unica sul massiccio delle Dolomiti di Brenta. In questa area si snoda un percorso poco frequentato ma affascinante che permette di godere e vivere la vera montagna in tutti i suoi aspetti. Diversi laghi d’alta quota di natura glaciale e dalle acque limpidissime si alternano a pascoli verdeggianti. Alla suggestione del contesto naturale\, ricco di vegetazione alpina e fauna alpina\, contribuisce la presenza della Gentiana Punctata che\, in particolare\, nei prati scoscesi a monte del lago Alto ai piedi della cima Artuich ha trovato il suo abitat naturale. E’ una pianta erbacea perenne alta 20/60 cm\, le foglie sono ovali e opposte\, i fiori posti all’apice dei fusti sono di forma campanulata e colore giallo con fitta punteggiatura violacea o bruna. La Gentiana Punctata ha proprietà officinali e in passato era utilizzata come febbrifugo; viene utilizzata nella produzione di liquori\, amari e digestivi. CURIOSITA’: contiene composti organici naturali i glicosidi tra i più amari presenti in natura\, al punto che con questi composti si misura il livello di amarezza delle altre sostanze. La Gentiana punctata può essere confusa\, in assenza di fiori\, con il Veratrum album specie fortemente tossica che condivide lo stesso habitat. Da ricordare che questo settore orientale del Gruppo Adamello–Presanella è stato teatro di combattimenti durante la Prima Guerra Mondiale e reperti bellici sono stati rinvenuti\, non solo nei ghiacciai\, ma anche nei laghi stessi. \nProssime Escursioni: \n  ** sabato 25 luglio: diga del Gleno ed ex rifugio L.Bissolati \n  ** da domenica 23 agosto a domenica 30 agosto: trekking Dolomiti del Trentino Alto Adige
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SUMMARY:Diga del Gleno e Rifugio Bissolati (max quota 1900m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nParcheggiata la macchina di fronte alla chiesa si prende il sentiero 411 che ci condurrà fino alla diga del Gleno. \nSintesi della Storiografia della diga del Gleno \nIl crollo della diga del Gleno\, il disastro “dimenticato”.1° dicembre 1923: il crollo della diga sul torrente Gleno riversò una fiumana d’acqua che travolse diversi paesi in Val di Scalve e in Val Camonica\, provocando 356 vittime. A 104 anni dal cosiddetto “altro Vajont” non sono ancora accertate colpe e responsabilità. Il crollo della diga del Gleno\, avvenuto il 1° dicembre 1923 nella Val di Scalve e nella Val Camonica\, tra Bergamo e Brescia\, è stato il primo disastro ingegneristico nelle Alpi. Un fenomeno ben differente dal più noto disastro del Vajont\, perché a differenza di quest’ultimo la diga crollò\, causando il riversamento di ingenti quantitativi di acqua e fango nei territori a valle\, e un disastro che ha segnato uno spartiacque di vita per chi invece è sopravvissuto. Il crollo\, immerso nell’orrore della tragedia\, manifesta ancora oggi opacità sulle cause e sulle dinamiche che lo hanno portato fino ai giorni nostri. Il processo dell’epoca e le indagini svolte successivamente non sono riusciti a identificare un’effettiva causa del crollo\, certamente da ricercare – come sempre – in una serie di concause. Le principali ipotesi vedono combinare: un errore di progettazione associato al collegamento strutturale muro-archi (zona debole\, certamente catalizzatore del crollo); la presenza di materiali scadenti da costruzione\, come cemento e calce non di ottima qualità; la mancanza di un efficace giunto idraulico tra la parte a gravità e quella ad arco della diga\, fonte di ulteriore indebolimento tra le due zone strutturali tipologiche. Arrivati alla diga si gira a sinistra costeggiando la destra del Lago del Gleno vedendo la rottura della diga. Successivamente si prende il sentiero 411 e in successione si arriva al Chiosco del Gleno\, poi a alla Baita bassa del Gleno ed infine alla Baita di Mezzo 3 punti di ristoro. Si prosegue sul 411 fino ad arrivare ai ruderi del Rifugio Bissolati. Il ritorno è sempre sul sentiero 411 fino al lago del Gleno\, costeggiando la parte sinistra si arriva alla diga del Gleno. Si riprende il sentiero 410 precedentemente fatto in salita che ci riporterà a Pianezza. \nPiccola sintesi della storia del Rifugio Bissolati \nGià al tempo della Grande Guerra si pensava ad un rifugio “Cremonese”\, tant’è che nel bilancio 1915 si rintraccia l’esistenza di un fondo “Pro Rifugio “ di L. 211\,15. Nel 1920 si parla concretamente di realizzare “un rifugio alpino nelle località più frequentate dai turisti cremonesi “ e si ricorda che nell’anno precedente l’attività alpinistica aveva toccato\, fra l’altro il Gleno\, l’Adamello\, la Presolana\, il Venerocolo\, i laghi Gemelli e la Vetta d’Italia. Finalmente all’assemblea del 15/4/1921 si approva la proposta del Presidente avv. Dario Ferrari di costruire in memoria dell’ On. Leonida Bissolati\, da poco scomparso\, un rifugio nella vallata del Gleno\, a 1900 m da finanziarsi con una sottoscrizione cittadina.La Capanna Bissolati viene inaugurata nel settembre del 1922 ma purtroppo nella primavera del 1925 una valanga la distrugge completamente e non si trovano i fondi per un rifugio in una zona più sicura anche se l’idea c’era. \nProssime Escursioni: \n   ** 12 settembre (sabato): monte Altissimo 2073 m s.l.m. La cima più alta del Monte Baldo che guarda il Lago di Garda (E) \n   ** Dal 26 settembre (sabato) al 30 settembre (mercoledì): Levanto 600 m s.l.m. Camminare sul Giurassico tra fronde e scaglie di mare (EE) \n   ** 10 ottobre (sabato): Monte Albano 615 m s.l.m. – BVia ferrata esposta e adrenalinica nata con l’arrampicata sportiva (EEA)
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SUMMARY:DOLOMITI CENTRALI
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEI PERCORSI \n1° GIORNO: \nLasciate le autovetture nel parcheggio libero dell’impianto funiviario di Siusi allo Sciliar\, con l’impianto stesso si raggiunge la stazione di arrivo (Compaccio m.1844). Individuato il sentiero 10\, lo si segue fino alla malga Prossliner Schwaige (m 1739). Si continua sul medesimo segnavia fino ad un bivio dove si seguirà la via di destra. Dopo qualche centinaio di metri un sentiero a sinistra ci porterà sul segnavia 1 (sentiero dei Turisti) che seguito a destra conduce al rifugio Bolzano ( m 2450) dove è previsto il primo pernottamento. \n2° GIORNO: \nDal rifugio Bolzano si segue a ritroso\, per un breve tratto il “Sentiero dei Turisti”e al primo bivio si segue a destra il segnavia nr.4 fino al Passo Alpe di Tires e all’omonimo rifugio (m 2440). I sentieri 4 ancora\, 594 \, 8 e infine 7 ci condurranno al rifugio Molignon ( m 2054) dove è previsto il 2° e 3° pernottamento. \n3° GIORNO: \nDal rifugio Molignon lungo il segnavia 7 fino nei pressi della baita Edlweiss. Continuando sul medesimo segnavia fino ad incrociare e seguire a destra il 6 e dopo qualche centinaia di metri prendere a sinistra il 30/B. Questo ci porterà\, più o meno a quota 1900\, sul sentiero 30 denominato “Hans u. Paula Steger-Weg” che prosegue a destra e arriva ad un bivio dove a sinistra\, percorso il segnavia 12\, raggiunge un secondo bivio. Qui a destra parte il sentiero 8 che andrà seguito fino ad incrociare l’indicazione 8/A che riporta al rifugio Molignon dove si pernotterà per la seconda volta\, terza complessiva. \n4° GIORNO: \nDal rifugio Molignon si segue\, in salita e verso sud\, il sentiero nr.7 che in pratica porta al rifugio Zallinger. Da qui inizialmente si prende il segnavia 531 che dopo qualche centinaio di metri a sinistra\, diventa 531/A. Quest’ultimo porta ad un bivio dove sempre a sinistra inizia e si segue il sentiero 527 (denominato Alta via dei Ladini). Si segue questo fino a giungere ad un secondo bivio dove a destra inizia il segnavia 525 che passando nei pressi del rifugio Vicenza\, porta al rifugio Toni Demetz dove è previsto il pernottamento. \n5° GIORNO: \nDal rifugio Toni Demetz in circa un’ora si scende lungo il segnavia 525 al passo Sella a quota 2180 circa. Qui individuata l’indicazione segnavia 557\, la si segue fino al rifugio Friedrich August prima\, poi il rifugio Pertini e al bivio dove a sinistra si scenderà alla malga Sasso Piatto. Dalla malga\, in discesa lungo il sentiero 533 che conduce in Val Duron nei pressi del rifugio Micheluzzi. Si segue la valle a destra lungo il segnavia 532 fino ad incrociare e prendere a sinistra il segnavia 578 prima e il 580 dopo. Quest’ultima indicazione porta al rifugio Antermoia dove è previsto il pernottamento. \n6° GIORNO: \nDal rifugio Antermoia lungo il segnavia 584 fino al passo Principe (m2600). Da qui\, inizialmente il discesa \, il segnavia 554 fino al passo del Molignon (m 2598) e quindi con brevi tratti attrezzati senza particolari difficoltà\, al rifugio Alpe di Tires (m2440) dove è previsto l’ultimo pernottamento. \n7° GIORNO: \nAlle spalle del rifugio il sentiero 2 porterà ad incrociare e seguire a sinistra il 13/A. Questo raggiunge il segnavia 13 che verrà seguito a destra fino alla malga “Laurinhutte”nei pressi di una seggiovia (m 2005). Da qui si prosegue lungo il sentiero 5/A fino ad incrociare e seguire a sinistra il segnavia 10 che porta alla malga “Prossliner Schwaige”a quota 1739. Nei pressi di questa struttura parte il segnavia 1/A che ci porterà fino ad un bivio dove a destra\, prima il segnavia 1\, poi a sinistra il nr.3 giunge nei pressi del parcheggio delle nostre autovetture. \nNOTE DI CARATTERE AMBIENTALE \nL’Alpe di Siusi è la zona più nota del Comune di Castelrotto\, costituita da una terrazza prativa che si estende per 5000 ettari a una quota di circa 2000 metri. Offre magnifiche fioriture che scandiscono l’avvicendarsi delle stagioni. Si tratta di uno degli altopiani più vasti e panoramici d’Italia\, ai piedi delle rocce dolomitiche dello Sciliar\, del Sassolungo\, del Catinaccio e degli strani Denti di Terrarossa. Le baite di legno che la mano dell’uomo ha costruito contribuiscono a creare quell’ambiente armonico che è difficile trovare altrove. \nEQUIPAGGIAMENTO: \nAmbiente dolomitico di fine agosto: scarponi\, giacca a vento\, berretto\, guanti\, borraccia\, antipioggia\, bastoncini\, ciabatte\, sacco lenzuolo e TESSERA CAI.
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SUMMARY:Monte Altissimo (max quota max 2073m s.l.m.)
DESCRIPTION:DESCRIZIONE DEL PERCORSO \nPartenza dal parcheggio del rifugio Graziani Bocca di Creer\, si imbocca sulla destra una stradina sterrata segnavia 650 fino ad incrociare il sentiero dei Cirmoli o Pino cembro dove si lascia il sentiero 650 sulla destra. (Il sentiero è in onore di Augusto Girardelli\, l’uomo che alla fine degli anni settanta mise a dimora 500 Cirmoli per rimboschire la montagna e prevenire le valanghe) Si prosegue fino ad incrociare il sentiero 622 che prendiamo sulla sinistra e ci porterà fino al rifugio Damiano Chiesa dedicato a un combattente della grande guerra. Il rifugio Damiano Chiesa domina dall’ alto del Monte Altissimo (a 2060 metri di quota\, nello splendido Parco Naturale del Baldo) tutta la parte settentrionale del lago di Garda\, con una vista mozzafiato a 360 gradi sulle cime circostanti: dalle Dolomiti alla Pianura Padana\, fino agli Appennini e al Garda. Il Monte Baldo fu dapprima zona fortificata austriaca\, poi fronte italiano; così fu per il monte Altissimo\, occupato dai militari italiani ancor nel primo giorno di guerra (24 maggio1915). Ci sono ancora i resti delle trincee in fianco alla chiesetta. Fatte le foto di rito si prosegue per il segnavia 633\, ex strada militare della Grande Guerra si arriva alla Busa Brodeghera punto panoramico. Si prosegue sul segnavia 633 che ci porterà alla Bocca del Creer. \nProssime Escursioni: \n  ** Dal 26 settembre (sabato) al 30 settembre (mercoledì): Levanto – EE \n  ** 10 ottobre (sabato): Monte Albano 615 m s.l.m. Via Ferrata EEA \n  ** Dal 15 ottobre (giovedi) al 17 ottobre (sabato): da Fornovo a Pontremoli 3 tappe della via Francigena – E
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